Linfoma nel gatto: affrontiamo insieme il linfoma felino

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Il linfoma felino è una neoplasia (tumore) sistemica del gatto causata da un incontrollata proliferazione di cellule linfoidi maligne, può colpire sia i linfonodi che gli organi viscerali. E’ una patologia molto frequente, rappresenta più del 50% dei tumori nel gatto.

I pazienti giovani tendono a sviluppare la forma chiamata “multicentrica“, cioè che colpisce linfonodi e alcune volte organi addominali e/o midollo, oppure la forma “mediastinica“. Nei gatti adulti è invece più frequente la forma detta “alimentare“, che nasce a livello del sistema gastro-intestinale (stomaco/intestino) oppure quella “cutanea“. Le forme più rare sono quelle dette “extranodali” che colpiscono il sistema nervoso centrale, il rene, le cavità nasali e l’occhio.

Sembra ormai essere fortemente collegata la comparsa del linfoma nel gatto alla presenza del virus della leucemia felina (FELV) e al virus dell’immunodeficienza felina(FIV). Inoltre le razze maggiormente predisposte sono il siamese e il gatto orientale.

Andiamo ora a vedere i sintomi del linfoma felino.

Linfoma nel gatto, ecco i sintomi delle varie forme

I sintomi del linfoma felino variano in base alla forma che si instaura nell’animale:

  • Forma multicentrica: nel 50% dei casi hanno aumento dei linfonodi periferici, con o senza coinvolgimento di fegato e milza. Può essere presente tosse per aumento dei linfonodi sottomandibolari.
  • Forma alimentare: i sintomi più comuni sono anoressia, inappetenza, perdita di peso, pelo arruffato, diarrea cronica e vomito.
  • Forma mediastini: generalmente si manifestano gli effetti secondari della massa toracica o della presenza di un significativo versamento toracico, i sintomi sono quindi difficoltà respiratorie, tosse, rigurgito, gonfiore del collo e degli arti.
  • Forma extranodale: La forma nervosa può essere intracranica, spinale o dei nervi periferici. I sintomi riscontrati sono atassia progressiva, paresi, deficit di propriocezione o crisi epilettiche, cecità. La forma cerebrale può anche associarsi ad alterazioni comportamentali o eccessiva irritabilità. La forma renale è spesso concomitante a quella nervosa ma si differenzia per la comparsa di sintomi assai vaghi e aspecifici, quali cachessia, apatia, dimagrimento, inappetenza, ma anche vomito e disidratazione. Questi sintomi sono riferibili essenzialmente all’insufficienza renale. In questi pazienti spesso il veterinario con la palpazione riesce ad apprezzare entrambi i reni, solitamente duri ed aumentati di volume. La forma oculare è tra le extranodali la più frequente, tra i sintomi comuni ci sono: secrezione oculare sierosa ma anche mucosa o purulenta, uveite, gonfiore della zona orbitale, presenza di masse a livello orbitale (camera anteriore) o retrorbitale, distacco retinico, fotofobia; tale forma spesso è associata alla forma nasale, che si presenta con sintomi molto simili ad una rinite, quindi con scolo nasale mono o bi-laterale, starnuti, difficoltà respiratorie, fino alle forme più avanzate con deformazione del profilo nasale.

Dalla diagnosi alla stadiazione del linfoma

L’iter diagnostico  per il linfoma felino è imprescindibile da un esame clinico accurato dell’animale ed ha come finalità quella di attribuire un “nome e un cognome” alla malattia che ci troviamo di fronte. Per la grande varietà di sede anatomica e sintomatologia con cui il linfoma nel gatto si presenta, la diagnosi non è né facile né immediata, e prevede, come primo step, l’esclusione di altre patologie, di natura degenerativa o infiammatoria (ad esempio linfoma intestinale vs enterite infiammatoria cronica). Il cardine fondamentale per ottenere una diagnosi di certezza è la valutazione istopatologica del tessuto in esame.

In oncologia però, la diagnosi rappresenta un punto di partenza poiché è sempre necessario eseguire un iter definito “stadiazione”, ossia la valutazione dell’estensione della neoplasia a sedi anatomiche vicine o lontane dalla lesione principale.

In concreto la stadiazione del linfoma prevede:

  • esami del sangue;
  • esame delle urine;
  • valutazione citologica/istologica del midollo osseo, dei linfonodi e organi coinvolti;
  • ecografia dell’addome;
  • radiografie del torace.
  • TC Total Body (se forma gastro-intestinale per valutazione prechirurgica)

La raccolta di queste informazioni permette di definire l’estensione della neoplasia, ed è indispensabile sia per elaborare un piano terapeutico che per definire una prognosi.

Terapia e prognosi

Una volta appurata la diagnosi e conclusa la stadiazione è bene iniziare tempestivamente una terapia mirata. In assenza di trattamento, purtroppo la maggior parte dei cani e gatti non supera le 4-8 settimane di vita. Essendo il linfoma una neoplasia sistemica, necessita di un trattamento sistemico, quindi di chemioterapia.

Fanno eccezione le forme di linfoma “extranodale” o di linfoma ben localizzato in cui è possibile un approccio chirurgico o radioterapico.

La scelta del protocollo chemioterapico dipende dall’aggressività della neoplasia; ad esempio, linfomi meno aggressivi, soprattutto a localizzazione intestinale, possono essere trattati con somministrazioni di clorambucile (e prednisone) o, in alternativa, lomustina o ciclofosfamide. I chemioterapici sopra citati sono sotto forma di compresse, la cui somministrazione è, il più delle volte, gestibile a casa dal proprietario (con opportune accortezze), senza un grande impegno economico o logistico.

Nei linfomi più aggressivi (ad alto grado), si prediligono trattamenti in polichemioterapia, ossia l‘utilizzo di più chemioterapici, somministrati per via endovenosa, con opportuni intervalli liberi da trattamento. Questi protocolli permettono di ottenere remissioni più rapide e per periodi di tempo maggiori. Ogni chemioterapico, soprattutto nei protocolli combinati e somministrati per via endovenosa, può far comparire degli effetti collaterali, per cui l’impiego di questi farmaci richiede un attento e costante monitoraggio che prevede uno scrupoloso esame clinico prima di ogni somministrazione e costanti esami del sangue per garantire, qualora sia necessario, un supporto adeguato al paziente oncologico, sia di tipo farmacologico(ad esempio farmaci antinausea) che nutrizionale.

Numerosi studi hanno evidenziato tempi di remissione di 5 fino ad otto mesi, con un 30% dei pazienti che superano un anno.

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